
Il nome vagamente sinistro trae origine dalla sensazione di deprivazione cerebrale (quasi una lobotomia) che ci è causata dalla globalizzazione. In un duplice senso: la globalizzazione come sintesi di tutte le dinamiche sociali che (si vuol credere) sono ingovernabili, e la globalizzazione in quanto categoria che, come tutte le categorie, è necessaria e al tempo stesso opprimente, perché nel raccontare un mondo contribuisce a costruirlo.
Globotomia è un diario spontaneo, aperto ad amici e colleghi, sociologi e non, per "rompere il vetro". Il vetro che separa gli ambiti disciplinari, i gruppi di ricerca, le metodologie. Un vetro attraverso il quale tutti si guardano e tutti si ignorano.
Globotomia è un tentativo di costruire conoscenza attraverso la condivisione, una dimensione di discorso pre-scientifico dove scrivere per farsi capire, piuttosto che per evitare cattive recensioni; liberi dall'ansia delle citazioni e delle giustificazioni, senza avere sul collo il fiato dei referee.
E' il taccuino di chi va a vedere cosa succede in strada, sporcandosi il fondo dei pantaloni.
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