La manovra finanziaria del governo italiano pare che costringa le Regioni a tagliare sui trasporti locali (quelli dei pendolari). E gli enti locali taglieranno forse anche altro (molte Regioni hanno dei bilanci in rosso per la sanità). Questi tagli arrivano comunque due anni dopo una stagione di altri tagli (quelli all'istruzione per es.).
Per quanto ci siano dure proteste, tutti sembrano concordare sulla necessità di manovre correttive dei conti pubblici. Sta succedendo in tutta Europa, soprattutto nell'area mediterranea e non è difficile prevedere che accadrà lo stesso nelle zone dell'Est Europa.
Come se non bastasse questo arriva alla fine di un trentennio che ha visto la progressiva "razionalizzazione" dei servizi pubblici, con la loro privatizzazione o con l'introduzione di meccanismi e regole dell'organizzazione aziendale e del mercato.
Questo processo, condotto negli anni 80 con fervore ideologico dalla destra liberale, è stato però continuato con pragmatismo (non sempre, basta pensare a Blair) dalla sinistra laburista o socialdemocratica negli anni 90 e nei primi del 2000.
Insomma, sono tutti concordi: bisogna tagliare la spesa sociale. Poi magari si discute di quali siano le misura più o meno eque, ma la sostanza non cambia.
A questo punto però una riflessione si impone.
Perché in Europa esisteva un tale sistema di protezione sociale? Perché lo Stato si occupava tanto dei suoi cittadini?
La risposta neoliberale a questa domanda potrebbe suonare più o meno così: il sistema è frutto del "buonismo", della dabbenaggine, dell'incapacità dei governi socialdemocratici.
Da parte loro i socialdemocratici o i laburisti sostengono, invece, che quale che siano le ragioni, oggi bisogna comunque tagliare i servizi.
Nessuno sembra prestare attenzione ai principi: cioè al legame tra godimento dei diritti di cittadinanza e democrazia. Non si sta sostenendo qui che se taglio i servizi allora c'è la rivolta sociale (in qualche caso, come in Grecia, c'è anche quella). Si sta solo dicendo che diminuire la protezione sociale significa aumentare l'insicurezza, non tanto in termini psicologici, quanto materiali.
Significa incidere sulle condizioni di vita della popolazione, in maniera peggiorativa. E questo non può non avere conseguenze sulla qualità della democrazia dei sistemi politici. Non garantire istruzione, salute e dignità della vecchiaia, significa modificare profondamente il panorama politico europeo.
Sembra però che la politica non si interessi affatto di tutto questo e lasci che siano gli economisti (alcuni economisti!) a decidere quale sia il profilo sociale dell'Europa.
I sistemi di sicurezza sociale in Europa sono stati costruiti per diversi motivi: per la responsabilità della classe dirigente; per i timori della distruzione del sistema democratico, sotto la spinta delle forze socialiste e comuniste; per senso di umanità e carità verso le classi sociali più sofferenti.
Ora che le spinta al cambiamento politico non esiste più, le classi dirigenti non temono di vedere messo in discussione lo status quo e quindi si lanciano in "riforme" che invariabilmente hanno il senso della riduzione dei diritti.
Per chi proprio non ce la fa, c'è sempre la carità cristiana. Sempre più necessaria e sempre più parte del sistema pubblico di aiuto alle povertà.
Ma siamo sicuri che si possa andare avanti così, senza mettere in discussione il sistema democratico nel suo insieme?
venerdì 11 giugno 2010
lunedì 8 febbraio 2010
Chiusura dei manicomi, apertura delle carceri
Le due notizie sono solo apparentemente lontane.
1) A 30 dalla morte di Franco Basaglia, il grande riformatore della psichiatria italiana e non solo, la RAI trasmette una fiction molto interessante, in cui pur non mancando passi critici, si ricorda l'importanza della sua esperienza e della fine dell'internamento, delle violenze e delle umiliazioni della persona che spesso avvenivano nei manicomi.
2) Ci sono un sacco di valanghe in Italia, soprattutto il week end e spesso è colpa di avventati escursionisti che in qualche caso causano anche la morte dei soccorritori. Oggi qualcuno propone come soluzione il carcere per chi provoca valanghe.
Che nesso c'è tra le due cose?
Basaglia, e non solo lui, si batteva contro l'idea che i problemi sociali si risolvono togliendo dall'orizzonte comune le persone problematiche: internare le persone per non risolvere i problemi, per far finta che il problema non esista e tacitare le coscienze.
Dopo trent'anni in Italia per ogni problema sociale si propone la via della punizione (in senso retributivo) e dell'internamento: la valanghe sono solo l'ultimo dei motivi, in generale comunque si pensa di aumentare i posti in carcere.
Ma il problema rimane, anche se si realizzasse il "grande internamento" non funzionerebbe comunque. Buttare la polvere sotto il tappeto non ha mai risolto alcun problema e il carcere di oggi, a parte alcune importanti eccezioni non è un luogo da cui si esce cittadini migliori di come si era entrati.
La "grande opera" di cui forse avremmo bisogno è l'integrazione. La segregazione non ha mai funzionato, oltre a essere contraria ai principi cui si ispirano i nostri decantati valori...
1) A 30 dalla morte di Franco Basaglia, il grande riformatore della psichiatria italiana e non solo, la RAI trasmette una fiction molto interessante, in cui pur non mancando passi critici, si ricorda l'importanza della sua esperienza e della fine dell'internamento, delle violenze e delle umiliazioni della persona che spesso avvenivano nei manicomi.
2) Ci sono un sacco di valanghe in Italia, soprattutto il week end e spesso è colpa di avventati escursionisti che in qualche caso causano anche la morte dei soccorritori. Oggi qualcuno propone come soluzione il carcere per chi provoca valanghe.
Che nesso c'è tra le due cose?
Basaglia, e non solo lui, si batteva contro l'idea che i problemi sociali si risolvono togliendo dall'orizzonte comune le persone problematiche: internare le persone per non risolvere i problemi, per far finta che il problema non esista e tacitare le coscienze.
Dopo trent'anni in Italia per ogni problema sociale si propone la via della punizione (in senso retributivo) e dell'internamento: la valanghe sono solo l'ultimo dei motivi, in generale comunque si pensa di aumentare i posti in carcere.
Ma il problema rimane, anche se si realizzasse il "grande internamento" non funzionerebbe comunque. Buttare la polvere sotto il tappeto non ha mai risolto alcun problema e il carcere di oggi, a parte alcune importanti eccezioni non è un luogo da cui si esce cittadini migliori di come si era entrati.
La "grande opera" di cui forse avremmo bisogno è l'integrazione. La segregazione non ha mai funzionato, oltre a essere contraria ai principi cui si ispirano i nostri decantati valori...
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venerdì 15 gennaio 2010
Dopo il flop dell'influenza A/H1N1, meglio Nanni Moretti o Topo Gigio?
Dunque anche l'Italia infine ha sospeso l'acquisto di vaccini per l'influenza A/H1N1. Speriamo solo che non faccia come altri paesi "ricchi" che li hanno rivenduti ai pavesi poveri...
Che cosa rimane dopo la paranoia mediatica?
1) Topo Gigio è immortale: ma quanti anni ha, e soprattutto come si cura?
2) di tutti gli allarmi moltiplicati dai mass media bulimici di emergenze, rimane un fatto importante: è bene lavarsi le mani più volte al giorno.
La memoria va allora a una narrazione di malattia molto particolare, l'ultimo episodio del film "Caro Diario" di Nanni Moretti. In "Medici", episodio dedicato alla sua malattia, felicemente superata, il regista spiega di aver capito una grande lezione:
3) diffidare dei luminari della medicina che prendono per allergia un tumore;
4) tutte le mattine, prima di fare colazione, bere un bel bicchiere d'acqua.
La cosa fa sorridere, ma è evidente che la crisi della medicina contemporanea sta tutta in queste esperienze: grandissime innovazioni, grandissima professionalità, troppi interessi commerciali e mancanza di qualsiasi educazione sanitaria degna di questo nome.
Lavarsi le mani, bere un bel bicchiere d'acqua... ci manca solo "una mela al giorno"!
Ma tant'è, ci voleva Topo Gigio...
Che cosa rimane dopo la paranoia mediatica?
1) Topo Gigio è immortale: ma quanti anni ha, e soprattutto come si cura?
2) di tutti gli allarmi moltiplicati dai mass media bulimici di emergenze, rimane un fatto importante: è bene lavarsi le mani più volte al giorno.
La memoria va allora a una narrazione di malattia molto particolare, l'ultimo episodio del film "Caro Diario" di Nanni Moretti. In "Medici", episodio dedicato alla sua malattia, felicemente superata, il regista spiega di aver capito una grande lezione:
3) diffidare dei luminari della medicina che prendono per allergia un tumore;
4) tutte le mattine, prima di fare colazione, bere un bel bicchiere d'acqua.
La cosa fa sorridere, ma è evidente che la crisi della medicina contemporanea sta tutta in queste esperienze: grandissime innovazioni, grandissima professionalità, troppi interessi commerciali e mancanza di qualsiasi educazione sanitaria degna di questo nome.
Lavarsi le mani, bere un bel bicchiere d'acqua... ci manca solo "una mela al giorno"!
Ma tant'è, ci voleva Topo Gigio...
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mercoledì 23 dicembre 2009
Qualità vs quantità (in televisione!)
Si parla da anni di "qualità", come rimedio alla religione dell'Auditel, il flagello quantitativo che ha ucciso la televisione italiana.
Finalmente la RAI ha fatto qualcosa.
Il massimo, ora, sarebbe avere a disposizione i dati. Per ora si può dire che RAITRE è il canale migliore dal punto vista qualitativo: ci voleva una ricerca, per capirlo?
Però il passo è storico: nel senso che la RAI aveva già questo servizio, negli anni Sessanta e Settanta, si chiamava "indice di gradimento". Ma con gli splendidi anni Ottanta si decise di abolirlo: era molto meglio la quantità: "se fai tanto ascolto, sei bravo", qualsiasi cosa vada in onda. Qualsiasi: dal plastico di Cogne, in avanti.
Finalmente la RAI ha fatto qualcosa.
Il massimo, ora, sarebbe avere a disposizione i dati. Per ora si può dire che RAITRE è il canale migliore dal punto vista qualitativo: ci voleva una ricerca, per capirlo?
Però il passo è storico: nel senso che la RAI aveva già questo servizio, negli anni Sessanta e Settanta, si chiamava "indice di gradimento". Ma con gli splendidi anni Ottanta si decise di abolirlo: era molto meglio la quantità: "se fai tanto ascolto, sei bravo", qualsiasi cosa vada in onda. Qualsiasi: dal plastico di Cogne, in avanti.
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mercoledì 16 dicembre 2009
La lotteria del posto di lavoro
Insomma, il conflitto tra capitale e lavoro è finito. Ma forse questo è un po' troppo.
Non si pretende di evocare il lavoro come forma di realizzazione dell'individuo (pare eccessivo). Ma la dignità del lavoratore dove è finita?
La storia della lotteria per il posto di lavoro ha già fatto il giro del mondo.
I media stranieri trovano la cosa curiosa e divertente, con lo stesso spirito con cui i TG italiani parlano dei reali d'Inghilterra ("gente davvero originale!").
Dal fordismo siamo passati direttamente al pallottoliere. Ah, ecco adesso ci vorrebbe un bello studio sulle modalità innovative delle aziende italiane per reclutare "i propri collaboratori", come vengono definiti i dipendenti, con un'espressione degna del mega direttore galattico di Fantozzi.
Oltre il lavoro come variabile dipendente del capitale, è la fine della dignità della persona.
Ah, ecco... Buon Natale.
Non si pretende di evocare il lavoro come forma di realizzazione dell'individuo (pare eccessivo). Ma la dignità del lavoratore dove è finita?
La storia della lotteria per il posto di lavoro ha già fatto il giro del mondo.
I media stranieri trovano la cosa curiosa e divertente, con lo stesso spirito con cui i TG italiani parlano dei reali d'Inghilterra ("gente davvero originale!").
Dal fordismo siamo passati direttamente al pallottoliere. Ah, ecco adesso ci vorrebbe un bello studio sulle modalità innovative delle aziende italiane per reclutare "i propri collaboratori", come vengono definiti i dipendenti, con un'espressione degna del mega direttore galattico di Fantozzi.
Oltre il lavoro come variabile dipendente del capitale, è la fine della dignità della persona.
Ah, ecco... Buon Natale.
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lunedì 30 novembre 2009
Sociologia, cioè il nulla
"Spesso il reato di concorso esterno in associazione mafiosa si dimostra più di carattere sociologico che penale".
La citazione è quasi letterale. Le parole sono state pronunciate oggi al TG da un uomo politico molto importante nell'attuale maggioranza di governo in Italia. L'Italia, il paese che ha inventato ed esportato la mafia.
Ma questo reato (fatto apposta per perseguire politici e altri uomini di potere che appoggiano le azioni della malavita organizzata) è... "sociologia", cioè non esiste.
La citazione è quasi letterale. Le parole sono state pronunciate oggi al TG da un uomo politico molto importante nell'attuale maggioranza di governo in Italia. L'Italia, il paese che ha inventato ed esportato la mafia.
Ma questo reato (fatto apposta per perseguire politici e altri uomini di potere che appoggiano le azioni della malavita organizzata) è... "sociologia", cioè non esiste.
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mercoledì 14 ottobre 2009
Orari novecenteschi
Gli operai del cantiere iniziano a lavorare alle 8,00 (vorrebbero anche prima, ma ci sono i regolamenti, d'altra parte loro vengono giù dalla valle entro le 7: "Per evitare il traffico...").
Alle 12,00 precise, scatta la pausa pranzo: non si sgarra, è il momento della calma, per chi non ama il dolce suono del martello pneumatico.
Alle 13,00 si riparte, alle 17,00 si stacca.
Tutti i santi giorni.
Lavoro duro, durissimo in certi casi; pericoloso spesso (non "rischioso").
Però un lavoro con gli orari, cioè le certezze. Si inizia a una certa ora, si finisce ad un'altra. Sabato e domenica non si lavora. La separazione tra vita professionale e vita privata esiste (esiste ancora).
E' anche possibile santificare le feste: domenica non si lavora (non c'è la "consegna"... e non si può dire "sono in ritardo, lavoro oggi e magari anche 'stanotte").
Non sempre funziona così, ma è consolante pensare che esiste una categoria che, di norma, vive ancora nel Novecento. Con le certezze, se non contrattuali e di sicurezza, almeno di orario.
Alle 12,00 precise, scatta la pausa pranzo: non si sgarra, è il momento della calma, per chi non ama il dolce suono del martello pneumatico.
Alle 13,00 si riparte, alle 17,00 si stacca.
Tutti i santi giorni.
Lavoro duro, durissimo in certi casi; pericoloso spesso (non "rischioso").
Però un lavoro con gli orari, cioè le certezze. Si inizia a una certa ora, si finisce ad un'altra. Sabato e domenica non si lavora. La separazione tra vita professionale e vita privata esiste (esiste ancora).
E' anche possibile santificare le feste: domenica non si lavora (non c'è la "consegna"... e non si può dire "sono in ritardo, lavoro oggi e magari anche 'stanotte").
Non sempre funziona così, ma è consolante pensare che esiste una categoria che, di norma, vive ancora nel Novecento. Con le certezze, se non contrattuali e di sicurezza, almeno di orario.
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